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La menopausa. L’età più femminista delle donne.

La menopausa. L’età più femminista delle donne.

Il femminismo parla poco della menopausa, la fine del ciclo mestruale non sembra un argomento femminista. Credo che dipenda dal fatto che la biologia femminile sia considerata un’ ingiusta schiavitù. Lo è quando costringe ad occuparsi delle mestruazioni, considerate un impiccio, lo é quando l’onere della contraccezione ricade solo sulle donne, lo è ai massimi livelli quando appare una maternità con i suoi obblighi di accudimento e infine, fatalmente, lo è quando arriva la menopausa insieme a quello che viene considerato da tutti il suo inevitabile carico: dolori, sovrappeso, osteoporosi, insonnia, secchezza vaginale, depressione. 

Temo che il femminismo, al pari della cultura patriarcale, consideri la biologia femminile avvilente o per lo meno, un po’ sfigata. 

Eppure le femministe degli anni settanta l’avevano avuta l’intuizione:  Germaine Greer nell’Eunuco femmina e molte altre avevano gettato il seme della riappropriazione del corpo da parte delle donne, al di là dei paradigmi della scienza occidentale sessista e meccanicista. 

Al pari delle altre età della donna, la menopausa è svilita e maltrattata: le donne dopo i 50 anni subiscono un vissuto culturale schizofrenico e vengono dipinte o come milf assetate di sesso o come vecchie ciabatte; il mondo medico se ne appropria come fossero suo territorio esclusivo; l’eccesso di giovanilismo sociale le umilia e le spinge tra i ferri della chirurgia estetica; vengono prese in giro per presunta scarsa adeguatezza tecnologica e mai valorizzate per esperienza; vengono sfruttate da tutti come care giver senza gratifca alcuna. 

E pensare che la menopausa è l’età femminile più femminista che ci sia.

Davvero? Sì, davvero, ma procediamo con ordine.

Siamo tutti schiavi della specie

La donna non è la sola “schiava della specie”,  come la definiva Simone de Beauvoir, in realtà lo è anche l’uomo! 

Gli ormoni sessuali, maschili e femminili, hanno un solo scopo: perpetuare la specie: nelle donne il cocktail di ormoni è più complesso e variegato, nei maschi è più semplice e stabile, ma in entrambi i casi hanno il comando quasi assoluto sulle nostre pulsioni emotive. Quando arriva l’adolescenza sono gli ormoni che comandano il distacco dai genitori nel modo brusco che conosciamo, sono loro che ci gettano nelle braccia di quel compagno di banco che qualunque persona assennata caccerebbe dall’altra parte del pianeta, sono loro che spingono a vestirci, camminare e pensare in modo sessualmente efficace. Gli uomini in un modo, le donne in tre o quattro o anche più. Gli ormoni vogliono solo che ci accoppiamo, figliamo e che restiamo in salute per farlo. 

Dal punto di vista degli ormoni, le donne sono delle meravigliose, perfette fabbriche di specie, tanto preziose da tutelarle con uno scudo protettivo antimalattie, e i maschi sono elementi di differenziazione e ottime fonti di cibo, poco diversamente da quello che accade alle mantidi religiose. 

Le uniche forze in grado di tenere a bada gli ormoni sono le influenze culturali, i condizionamenti della civilità in cui si muovono, le repressioni e, molto più raramente, la consapevolezza di sè. 

Per tutta la sua vita fertile la donna è “schiava” del suo ritmo ormonale: 

  • 1 fase estroginica estroversa, con inibizioni più rilassate, libido più alta, 
  • 2 fase ovulatoria in cui c’è il picco di desiderio sessuale, 
  • 3 fase progestinica tutta casa e protezione dell’eventuale embrione, 
  • 4 mestruazione in cui gli ormoni si danno il cambio della guardia e per qualche, prezioso giorno, siamo sole senza di loro, siamo noi stesse. Con l’occasione si ricambia il sangue, si depura l’organismo e si fa il tagliando-salute indispensabile a star bene, chissà mai capiti un’altra occasione per figliare

Per tutta la sua vita fertile l’uomo sarà schiavo del suo testosterone dal pensiero unico.

Viviamo tutti, insomma, chi più chi meno, tutta la vita adulta sotto la schiavitù degli ormoni sessuali. Quando avviene la liberazione? Quando cominciamo ad essere noi le padrone assolute dei nostri desideri e delle nostri azioni? In menopausa naturalmente! Quando gli ormoni se ne vanno, quando i terribili tiranni della specie ci abbandonano perchè il nostro compito è esaurito e la specie in qualche modo ha avuto la sua chance di andare avanti. 

La Menopausa ci rende libere

La Menopausa ci lascia libere e sole con noi stesse, per la prima volta senza il giogo biologico della spinta ormonale che obbliga alla seduzione, al sesso riproduttivo, al bisogno di tana comoda e sicura. Siamo per la prima volta biologicamente libere. La menopausa ci libera nel corpo e nel pensiero, ci restituisce il tempo liberandoci dalle gravidanze e dall’accudimento e ci regala una libertà sconosciuta per tutta la vita adulta. 

Gli antropologi infatti spiegano l’esistenza della menopausa nella specie umana proprio con questa esigenza di libertà: negli anni più oscuri, pericolosi e difficili per la sopravvivenza della specie, le donne sono state, dopo una certa età, dispensate dalle gravidanze per poter più liberamente procacciare il cibo in aree più lontane, per cercare acqua e riparo e mantenere in vita le comunità umane. Grazie a questo dono di libertà la specie umana non soltanto è sopravvissuta, ma ha potuto anche evolversi. Le donne libere da gravidanze hanno potuto dedicarsi ad altro e hanno inventato l’agricoltura, la scrittura, l’arte, l’artigianato. La specie umana ha resistito e ha conquistato la civiltà grazie all’”invenzione” biologica della menopausa che reso libere una parte delle donne.

La menopausa è l’età delle donne libere, esperte, capaci di prendersi responsabilità enormi, creative e in grado di diventare guida della loro piccola o grande comunità umana. 

Eppure cosa facciamo noi donne occidentali? Consideriamo (perchè così ci dicono gli uomini di medicina) la menopausa un errore biologico da correggere con ormoni sintetici sostitutivi, costringiamo il corpo a restare schiavo, la mente a restare adolescente, l’anima a rifiutare l’età della saggezza in cambio di una presunta eterna giovinezza. 

Perchè? Perchè così raccontano i maschi: fu lo scopritore degli estrogeni, un medico statunitense, che negli anni sessanta scrisse un testo destinato a creare la cultura della menopausa come la conosciamo noi oggi: Femmina per sempre. 

La teoria era facile facile, gli estrogeni sono gli ormoni che spingono la donna a fare sesso, a cosa serve una donna se non a fare sesso? quindi se gli ormoni per il sesso, ad un certo punto non vengono più prodotti  vuol dire che c’è un errore biologico nella fisiologia femminile. Ma niente paura, care signore, lo abbiamo scoperto e possiamo ovviare con gli ormoni sostituitivi che permetteranno ad una donna di restare Femmina per sempre. Già perche, se non fa sesso, una donna non più femmina. Chiaro, no?

Ora una schiera di voci femminili si sarà già alzata per ribadire che i sintomi e disagi della menopausa esistono, che i dolori compaiono, che la libido indubbiamente cala e così via.

E’ evidente che quando, dopo una vita, gli ormoni sessuali lasciano il nostro corpo, si senta un certo sbandamento, occorre un po’ di tempo per abituarsi alla nuova condizione, alla nuova libertà. Alcune sono atterrite dalla nuova condizione che ribalta l’identità, che scompagina gli obiettivi esistenziali, che va contro il nostro ordine sociale e culturale. Nessuna poi è pronta all’abbandono in termini di scudo protettivo dalle malattie. Non  siamo abituate a pensare alla nostra salute senza i nostri aguzzini: erano loro che regolavano il metabolismo, che equilibravano il ph tissutale, che stimolavano il sistema immunitario. Ora? Ora bisogna far da sole e cambiare modo di alimentarsi, di prendersi cura di se, di organizzare le giornate in modo attivo ma attento al riposo. E il sesso? 

in questa età di libertà tutto diventa più libero, anche la sessualità. La spinta estroginica cala è vero, ma il desiderio, quello che abbiamo coltivato noi, a prescindere dagli ormoni, quello resta. Insieme al gusto inestimabile di sapere che a scegliere con chi e quando farlo siamo noi e non i nostri ormoni. 

Questo gusto si chiama libertà, insieme alla consapevolezza e all’esperienza è un ingrediente fondamentale dell’autodeterminazione che rende la menopausa l’età più femminista della donna. 



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